Campo Piale

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A Campo Calabro da secoli esiste la parrocchia intitolata a Santa Maria Maddalena e nella frazione di Musalà la chiesa del Carmine, mentre nella frazioni di Campo Piale e in quella di Matiniti non c’erano ancora le attuali chiese.

In particolare Campo Piale, la frazione già da allo- ra più popolata con circa 1.000 abitanti, ovvero un terzo dell’intera popolazione di Campo Calabro, pur non essendo molto lontana dal centro (un chilometro circa) era disagiata a causa delle vie di comunicazione anguste e polverose con molti saliscendi oggi scomparsi per via di un tracciato molto più lineare, ricco di ponticcioli che la rendono praticabile sempre anche in caso di grandi piogge.

A quei tempi molti di questi avvallamenti erano vere e proprie conche di acqua piovana con il risultato che, specie per gli anziani, era spesso impossibile recarsi al centro di Campo per poter partecipare alla funzione domenicale e/o alle funzioni religiose varie, soprattutto d’inverno. Quindi, per molto tempo il popolo di Campo Piale aveva accarezzato l’idea di realizzare una chiesa propria; desiderio che diviene realtà con la costruzione dela chiesetta che ancora oggi esiste nel territorio della frazione di Campo Piale.

Colui che rese possibile la realizzazione della chiesa fu Don Santo Scopelliti che personalmente nel l953 diede la prima picconata. (o meglio marrabeddata) e con una pala riempì la prima carriola di terra, la portò “‘a fossa u buzzurru”, la svuotò e ritornato sul terreno ebbe la lieta sorpresa di vedere tutta la popolazione che laboriosamente continuava l’opera intrapresa. Egli non poté materialmente avere la soddisfazione di vedere realizzata la Chiesa per l’immatura scomparsa che sopravvenne il 27 gennaio dell’anno successivo.

Certo la volontà e la forza d’animo di una sola persona non bastava a realizzare questa opera che pur non essendo sontuosa fu ricca di difficoltà, che solo la vog1ia di tanti poté superare. Intanto il terreno e supporre che non sia stato facile trovare chi fosse disposto a donarlo sembra realistico, basti pensare che l’economia del nostro paese era all’epoca essenzialmente contadina. In un primo momento doveva essere quello dove ora sorge l’antistante piazzetta di recente realizzazione, ma per motivi non del tutto ancora chiari i proprietari non dettero il loro assenso a costruire. In sostanza il terreno dove edificare la chiesa fu donato dalla famiglia Calabrò, da tempo emigrata in America.

Per volere dei residenti della frazione di Campo Piale, con l’approvazione del parroco della parrocchia di Campo Calabro Sac. Gaetano Cotroneo e il beneplacido della Curia di Reggio di Calabria si è dato inizio ai lavori. Per la realizzazione la ditta Pratticò fornì gratuitamente i materiali per i ponteggi, i lavori furono diretti tecnicamente da Rocco Neri, già all’epoca capomastro della ditta Pratticò, senza la cui guida sapiente e tenace non sarebbe stato possibile realizzare il luogo di culto.

Dopo l’immatura morte di Don Santo, il fratello minore Rocco e il cugino Giuseppe Idone, alias “Papè u baroni”, si sono testardamente prodigati per la realizzazione della chiesa facendo quadrare i conti e spesso esponendosi in prima persona e di tasca propria. Il nostro paese era povero e si viveva, come si dice, di campagna, eppure i soldi sono stati trovati. Come? Con la partecipazione di tutti i “Campopialoti”. La questua era continua. Tutti facevano a gara a far girare “u Busciu” e secondo i ricordi si riusciva a raccogliere per Campo, Villa e dintorni almeno 1.000 lire alla settimana. Tra i questuanti particolare attivismo ha dimostrato Peppi Galera che, bussando a tutte le porte anche dei ricchi “‘ngnuri” dell’epoca, riusciva a volte a raccogliere anche 3.000 lire. Il progetto strutturale fu eseguito dall’ing. Vincenzo Crea.

Ogni famiglia contribuì concretamente con una giornata di lavoro. Va menzionata, anche se non esaltata, una spiacevole contraddizione in mezzo a tanta gara di solidarietà costruttiva. Qualche malinteso di troppo ha rischiato di demolire sul nascere questo progetto della Chiesa di Campo Piale. Ci furono denunce e contrasti ma for- tunatamente alla fine ha prevalso il buon senso che ha fatto rientrare sui giusti binari. In un certo senso questi ultimi eventi ricordati hanno reso più forte la comunità che, una volta riappacificatasi nella sua interezza, ha condotto e conduce un quotidiano, reli- gioso e non, sufficientemente sereno e rispettoso del prossimo.

La struttura edificata, pare per motivi burocratici del tempo, non nasce come vera e propria chiesa ma come asilo infantile. Di fatto la volontà popolare, più volte menzionata, ha realizzato la chiesa che è dedicata, e non a caso, a “SAN GIUSEPPE”; il santo che forse più di tutti incarna in sé il simbolo della laboriosità di cui è frutto questa “Cresia nosra” e che spesso, ormai, risulta troppo piccola ma che ogni cittadino abitante o non più abitante ha come riferimento fermo.

L’arredo è stato reso possibile con il contributo delle nostre donne che si sono generosamente tutte prodigate ad allestire e ad abbellire l’interno, altare compreso, per la prima messa. Il vescovo dell’epoca Monsignor Giovanni Ferro, tra l’altro amico del defunto Don Santo, ha inaugurato la chiesa nel 1956. Dopo qualche anno tutti si accorsero che l’opera costruita era diventata piccola e si diede inizio all’ampliamento della stessa, costruendo ex–novo la parte del coro e la sacrestia. Infatti fu possibile realizzare anche la sacrestia solo in un secondo tempo, fine anni ‘50 inizio ‘60. Mediante un accordo verbale (allora la parola data contava, ancora, più di un contratto firmato) è stato scambiato un terreno confinante con altro terreno poco più distante tra due famiglie del luogo che per- mise, appunto, la costruzione della sacrestia. Tutti gli abitanti della frazione hanno contribuito al limite delle loro possibilità, se non addirittura superandolo, per questa piccola grande opera.

Questa opera per la popolazione stessa rappresenta, a oltre sessant’anni dalla posa della sua prima pietra, l’emblema del loro essere comunità piena e viva nella sua evoluzione continua. Insomma nel nostro piccolo, passo dopo passo, siamo quelli che la nostra storia ci consente di essere. Con il passare del tempo i cittadini di Campo Piale vogliono rinnovare rendendo sempre più bella e accogliente la Chiesa. Nel corso degli anni vengono fatte varie ristrutturazioni a partire dal 1980 quando insieme al parroco don Antonino Palmenta si decise di ristrutturarla, mediante la collaborazione gratis delle manovalanze e delle maestranze locali. Si è cercato di dare uno stile esterno alla Chiesa, soprelevando alla soletta un tetto a falde in lamiera, passando poi alla facciata e dandole un colore ester- no attinente.

Nel 1996 si fa una nuova ristrutturazione. Si vuole dare alla stessa uno stile antico, iniziando dall’esterno, passando poi al tetto in particolare, sostituendolo con delle tegole anziché lamiere. Per l’interno si pensa di dare uno stile diverso, iniziando dal controsoffitto in legno, alla zoccolatura in pietra e al pavimento in cotto. Anche nell’anno 2002 si è proceduto a lavori di ristrutturazione a partire dall’allargamento della sacrestia, con nuovo bagno interno e con la creazione di una nuova stanzetta adibita ad ufficio. Infine, nell’anno 2013, la famiglia del defunto Antonio Lofaro emigrato tantissimi anni fa in America e attaccatissimo al nostro paese nonché alla nostra Chiesa, ha offerto in sua memoria le vetrate, che rendono più gradevole l’aspetto, abbellendole con disegni artistici raffiguranti vari Santi.

Tratto dal libro di Rosario Giunta “Non c’è futuro senza passato” (2014).